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Martedì 07/07/2026
a cura di AteneoWeb S.r.l.

Accertamenti bancari: i maggiori ricavi accertati vanno considerati al netto dell'Iva



Con l'Ordinanza n. 16155 del 25 maggio 2026, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in materia di accertamenti fondati su indagini bancarie, chiarendo un aspetto rilevante relativo al recupero dell'Iva sui maggiori ricavi accertati.

La vicenda riguardava un imprenditore individuale, attivo nel commercio ambulante di tessuti, destinatario di tre avvisi di accertamento ai fini Irpef, Irap e Iva per gli anni d'imposta 2013, 2014 e 2015. Gli atti, emessi dall'Agenzia delle Entrate sulla base delle risultanze delle indagini bancarie, erano stati confermati sia in primo grado sia in appello. Il contribuente ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

Nel rigettare il ricorso, la Suprema Corte ha affermato che è pienamente legittimo l'operato dell'Amministrazione finanziaria quando recupera a tassazione maggiori ricavi considerandoli non comprensivi dell'Iva, senza quindi procedere allo scorporo dell'imposta.
Secondo i giudici di legittimità, tale impostazione è coerente con il principio di neutralità dell'Iva, poiché l'art. 60, comma 6, del d.P.R. n. 633/1972 consente al contribuente di esercitare la rivalsa nei confronti dei cessionari o dei committenti per l'Iva dovuta a seguito dell'accertamento. Ne consegue che l'eventuale difficoltà pratica nel recuperare l'imposta dai clienti non incide sulla legittimità dell'atto impositivo né impone all'Amministrazione di considerare i maggiori ricavi come già comprensivi di Iva.


Fonte: https://www.cortedicassazione.it

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